Gestione delle crisi: concetti base

Gestione delle crisi: Evitare l’evitabile

Proprio come ogni altra impresa od organizzazione, anche le compagnie di navigazione sono costrette a confrontarsi di tanto in tanto con problemi inattesi o situazioni di crisi. Ecco un paio di recenti esempi concreti:

1) Una nave-cisterna si arena sul fondale, spargendo oltre 250.000 barili di petrolio nelle acque dell’Alaska. Piovono subito multe e spese per la ripulitura – insieme a denunce legali e lettere da clienti e azionisti infuriati.

2) Il 21 ottobre scorso una compagnia di navigazione che operava una nave-cisterna con fermate periodiche in diversi porti texani si è dichiarata colpevole in un tribunale di Houston per aver deliberatamente occultato gli scarichi inquinanti della nave direttamente in mare, secondo quanto riportato dal Ministero della Giustizia statunitense.

Meglio chiarire prima la definizione…

Per crisi s’intende qualche tipo di cambiamento – sia improvviso che in lenta progressione – che alla fine si tramuta in un problema urgente tale da richiedere immediata attenzione. Per una compagnia di navigazione una crisi può essere qualsiasi situazione potenzialmente capace di provocare danni improvvisi e/o seri alle proprie navi o al personale di bordo, oppure finanche qualche minaccia alla propria reputazione o immagine. Naturalmente una crisi di ampie proporzioni avrà conseguenze sull’intera organizzazione e, in situazioni estreme, può anche portare al fallimento e alla chiusura della compagnia.

I manager di organizzazioni alle prese con dei problemi devono agire prontamente per isolare la fonte della crisi, tenerla sotto controllo e alla fine risolvere i problemi con il minor grado di danni possibile.

In un simile contesto, la gestione delle crisi fa parte di un più ampio sistema di gestione dei rischi imprenditoriali che include una serie di diversificazioni e opzioni assicurative. In altri termini, è un processo tramite il quale un’organizzazione affronta un grosso evento imprevisto che minaccia di danneggiare la compagnia stessa, i suoi azionisti e il pubblico in generale. Ma il punto è che, nonostante tutti possano ricordare qualche crisi in ogni organizzazione, sono pochi i manager operativi che preparano e seguono piani specifici atti a prevenire potenziali crisi.

Simili mancanze non sono certo una sorpresa, poiché la gestione delle crisi è un campo di studi relativamente nuovo. E mentre la gestione delle crisi include l’individuazione di potenziali minacce e delle strade migliori per evitare tali minacce, in sostanza la gestione delle crisi deve occuparsi con la situazione dopo che le minacce si sono concretizzate. Un noto esempio riguarda l’implementazione del Vessel Response Plan inserito nell’Oil Pollution Act statunitnese del 1990 soltanto dopo il disatro della Exxon-Valdez. Mentre d’altra parte il Non-Tank Vessel Response Plan non può essere implementato “ufficialmente” prima dell’applicazione della relativa “final rule”.

Certe crisi si propagano rapidamente come il fuoco, iniziando con qualche fiammella in un angolo inosservato. Se si nota subito odorore di fumo, si è sulla buona strada per evitare una crisi vera e propria. Se ignorati, invece, questi problemi emergenti possono trasformarsi rapidamente in un incendio infernale. Al riguardo, i sistemi di monitoraggio delle non-conformità imposti dal Codice ISM, richiesti dagli standard volontari quali ISO 9001, ISO 14001, ISO 31000, etc. vengono usati come “sistemi d’allarme” — consentendo ai manager di individuare immediatamente il fuoco. È stato tuttavia provato che spesso tali sistemi di gestione delle non-conformità difettano di buoni strumenti di monitoraggio e comunicazione, e pertanto potrebbero rivelarsi insufficienti per prevenire determinate crisi.

Individuazione della crisi (Dove c’è del fumo, segue un incendio)

È sempre consigliabile e prudente tenere pronta a terra un Emergency Team per la gestione delle crisi, equipaggiata con gli adeguati piani di contingenza (Corporate Crisis Management Manual).

Purtroppo non sempre l’Emergency Team riesce a individuare e bloccare prontamente una situazione di crisi. La migliore strategia rimane quella di allertare appena possibile il Team , tramite le apposite strutture per attivare il rapido intervento del Team stesso e fornire la necessaria assistenza alla nave prima che la “crisi” si trasformi in una vera e propria “emergenza”.

Procedure per la gestione delle crisi

Idealmente la gestione di una crisi inizia prima che tali situazione si manifesti, in un ambiente stabile e tranquillo.

ECM Europe è attrezzata per condurre la complata verifica dei rischi aziendali e identificare (o rivedere) quei pericoli che possano trasformarsi in problemi e/o crisi di ampia portata.

Naturalmente, sarebbe opportuno auditare quei sistemi di gestione delle non-conformità, al fine di verificare le cause della loro non completa implementazione o efficacia a gestire una potenziale crisi.

L’elenco che segue raccoglie esempi di potenziali fonti di crisi in cui ci imbattiamo nel corso delle nostre consulenze, con gli annessi metodi che utilizziamo per isolare e e affrontare quei rischi che hanno il maggior potenziale (e probabilità) di diventare problemi seri.

Potenziali fonti di crisi:

  • Incidenti e disastri naturali (es., tornadi, uragani, etc.)
  • Malattie, ferite e morte del personale di bordo (es., assistenza medica, emergenze via elicottero, operazioni di ricerca e salavataggio, etc.)
  • Disastri e danni ambientali (perdite di carburante, perdite di petrolio-serbatoio traboccante, perdite di petrolio-falla nello scafo, perdite di petrolio-perdite nelle condutture, fuoriuscite di gas inerte, scarico di rifiuti tossici, falla nello scafo, distacco dalla banchina, etc.)
  • Guasti tecnici (guasti del motore principale, problemi elettrici, malfunzionamenti della girobussola, perdita di controllo del ponte, black-out, etc.)
  • Dipendenti problematici
  • Etc.

Riferimenti e fonti:

HBS, “Crisis Management: Master the Skills to Prevent Disaster

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