L’Europa ha deciso: sanzioni penali per le navi che inquinano troppo

La società di consulenza ECM fa il punto sulla nuova direttiva emanata dal Parlamento UE. La tutela dell’ambiente è oggi una tematica di strettissima attualità, ormai centrale nei processi legislativi di tutti i livelli istituzionali, da quello locale a quello sovranazionale.


I decision maker si pronunciano sempre più spesso su questa materia, nel tentativo di regolare un ambito in cui il patrimonio giurisprudenziale è ancora piuttosto esiguo.Tra le attività economico-industriali maggiormente interessate dal processo legislativo orientato alla tutela dell’ambiente c’è anche il trasporto marittimo: proprio a questo proposito il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una Direttiva che impone agli Stati Membri di inasprire le sanzioni per chi trasgredisce i divieti relativi alle ‘ship-source pollution’, le emissioni e gli scarichi di sostanze nocive di origine navale. Pubblichiamo di seguito un articolo redatto da Bruno Di Lascio, titolare della società di consulenza ECM Europe – specializzata nella gestione dei sistemi di Quality Management, Risk Management e Safety Management in ambito marittimo – che evidenzia i punti chiave della nuova legge comunitaria.

Nel mese di ottobre 2009, il Parlamento Europeo ha emesso la direttiva 2009/123/EC, dando mandato a ciascuno Stato membro di porla in vigore entro il dicembre 2010. La presente direttiva ha modificato la precedente 2005/35/CE in materia di inquinamento provocato dalle navi e introducendo sanzioni più severe per le relative infrazioni.
L’Articolo 1 (1) afferma: “Lo scopo di questa direttiva è quello di recepire le norme internazionali per l’inquinamento provocato dalle navi nel diritto comunitario e per assicurare che le persone responsabili di scarichi di sostanze inquinanti siano soggette a sanzioni adeguate, comprese le sanzioni penali, al fine di aumentare la sicurezza marittima e migliorare la tutela dell’ambiente marino dall’inquinamento provocato dalle navi”.
“Un insieme coerente di misure legislative è stato già adottato a livello comunitario per rafforzare la sicurezza marittima ed aiutare a prevenire l’inquinamento provocato dalle navi. La normativa in questione è indirizzata agli Stati di bandiera, degli armatori e dei noleggiatori, le aziende di classificazione, gli Stati di approdo e gli Stati costieri”.
Il Parlamento europeo è giunto alla conclusione che l’attuale sistema di sanzioni per gli scarichi illeciti dalle navi di sostanze inquinanti, come stabilito nella normativa precedente, doveva essere rafforzato con l’introduzione di sanzioni penali.
Infatti, la direttiva precisa che “l’esperienza ha dimostrato che gli attuali sistemi di sanzioni non sono stati sufficienti a garantire la piena osservanza delle leggi per la tutela dell’ambiente”.
“La presente direttiva mira a obbligare gli Stati membri a introdurre nella propria legislazione nazionale delle sanzioni penali in relazione a tali scarichi di sostanze inquinanti di cui alla presente direttiva. La presente direttiva non dovrebbe creare obblighi in materia di applicazione di tali sanzioni o di qualsiasi altro sistema di applicazione della legge rispetto a singoli casi”.
Queste le clausole più importanti contenute nel documento:
* Gli Stati membri dell’UE dovranno assicurarsi che gli scarichi di sostanze inquinanti dalle navi, inclusi scarichi di minore entità, relativi alle aree indicate nell’Articolo 3 (1), vengano ufficialmente considerati violazioni se effettuati in maniera intenzionale, incurante o con grave negligenza.
* Gli Stati membri dell’UE dovranno adottare le misure necessarie per garantire che le persone giuridiche possano essere ritenute responsabile dei reati penali di cui all’Articolo 5a(1) e (3) e all’Articolo 5b, se commessi a proprio vantaggio da qualsiasi persona fisica che agisca individualmente o come parte dell’entità della persona giuridica, oppure con una posizione preminente in seno all’organizzazione della persona giuridica, avente cioè:
o potere di rappresentanza della persona giuridica;
o autorità di assumere decisioni per conto della persona giuridica;
o autorità di esercitare controllo all’interno dell’organizzazione della persona giuridica.
* Ogni Stato membro dell’UE dovrà inoltre garantire che le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili nel caso in cui la carenza di sorveglianza o di controllo da parte di una persona fisica, di cui al paragrafo 1, abbia portato a un reato penale, come indicato dall’Articolo 5a(1) e (3) e dell’Articolo 5b, commesso a vantaggio della persona giuridica da una persona fisica sotto la sua autorità.

In aggiunta va rilevato che, in Italia, il processo di recepimento di questa normativa non è ancora cominciato. Ogni anno il Governo, per inserire le norme europee nella legislazione nazionale, presenta al Parlamento una Legge Comunitaria che, una volta approvata, delega all’Esecutivo stesso il recepimento delle Direttive UE tramite Decreto Legislativo.
Il mese scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di Legge Comunitaria 2010, in cui però non si fa nessun riferimento, nell’elenco delle Direttive europee da recepire (disponibile sul sito del Ministero per le Politiche Comunitarie), alla 2009/123/EC.
Il testo dovrà ora passare al vaglio della conferenza Stato-Regioni, poi dovrà essere nuovamente approvato del Governo e, solo a quel punto, potrà iniziare il suo iter parlamentare. Durante queste varie fasi il disegno di legge potrà essere modificato – con l’eventuale aggiunta di ulteriori Direttive da recepire – tuttavia la norma in questione, che andrà approvata entro la fine del 2011 (pena l’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Commissione), per ora non c’è.
Francesco Bottino

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