(Italiano) Seminario “Environmental compliance in shipping and the U.S. & E.U. perspective”

Confitarma e ECM Europe sugli strumenti ambientali volontari

Il recepimento nello scorso agosto della direttiva europea 2009/12/EC, attraverso l’inserimento del “reato ambientale marittimo causato da navi” tra quelli previsti dal D.Lgs. 231/01, si inserisce in una forte domanda di requisiti ambientali addizionali perseguita dal governo degli Stati Uniti e, recentemente, dal Parlamento europeo. In un quadro dove l’implementazione degli strumenti ambientali volontari si sta rivelando determinate per le compagnie di navigazione che incrociano le rotte americane nasce così l’esigenza di razionalizzare la gestione dei sistemi ambientali (EMS).

Su queste premesse si è svolto a Roma il seminario “Environmental compliance in shipping and the U.S. & E.U. perspective”, organizzato dal Gruppo Giovani Armatori di Confitarma e dalla società di consulenza ECM Europe.

L’appuntamento, con la partecipazione del Rina, ha rappresentato l’occasione per fornire un aggiornamento sul quadro normativo statunitense, europeo e italiano in materia di reati ambientali, implementazione dei programmi ECP, “gestione del cambiamento” in un contesto storico critico per le aziende armatoriali.

“Le navi che effettuano scali nei porti statunitensi –  ricorda ECM Europe – sono frequentemente soggette a verifiche da parte della Guardia Costiera statunitense. Tali verifiche riguardano sia gli aspetti di sicurezza e security, sia quelli ambientali. Ogni anno la USCG ispeziona circa 10.000 navi su un totale di circa 80.000 approdi”.

In caso di violazione di norme ambientali, oltre al fermo della nave, sono previste conseguenze penali e civili che possono comportare l’arresto per i responsabili, il risarcimento dei danni e una multa molto onerosa per la Compagnia.

“In generale – spiega ECM – le parti coinvolte nel procedimento, preferiscono patteggiare un accordo processuale (“Plea Agreement”) che stabilisce gli oneri a carico della Compagnia. Tali oneri consistono nel pagamento di una multa che ha raggiunto in alcuni casi anche somme superiori a 30 milioni di dollari, l’obbligo di implementare un “Environmental Compliance Program” (ECP) ed essere soggetti a continui Audit a bordo e presso le sedi operative per un periodo che va dai 3 ai 4 anni a seconda dell’entità della violazione ambientale riscontrata”.

Le cifre rilevanti in gioco, secondo la società di consulenza, “dovrebbero indurre le Compagnie a mettere in atto azioni che prevengano, per quanto possibile, il determinarsi di tali situazioni”. Questa scelta, in un quadro normativo che favorisce la denuncia anche anonima in caso di reati ambientali, permetterebbe, tra l’altro, di usufruire della speciale protezione “Politica Volontaria di Divulgazione dei Crimini Ambientali”, fornita dalla USCG dal 2007, che consente di evitare la denuncia penale.

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